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Piano di monitoraggio della falda acquifera dell’Iglesiente

Piano monitoraggio della falda acquifera dell'Iglesiente Nel 1868 i lavori di coltivazione mineraria a Monteponi raggiunsero la quota +70 metri sul livello del mare e incontrarono la falda acquifera sotterranea.
Per procedere nelle attività di estrazione le acque furono edotte con la galleria di scolo Umberto I, che permetteva di scaricare verso il mare l’acqua compresa tra la quota dello scavo (+ 8 metri sul livello del mare) e quella del livello idrostatico (zero metri sul livello del mare).

Il livello dell’acqua si abbassò fino a +13,5 metri sul livello del mare, permettendo la coltivazione dei giacimenti per circa 40 anni. Durante l’attività mineraria quando i pannelli mineralizzati venivano portati ad esaurimento, la falda veniva ulteriormente depressa con una serie di impianti realizzati al di sotto del livello del mare (-15 metri nel 1925, –60 metri nel 1935, –100 metri nel 1956 e –200 metri nel 1990).

Al termine delle attività estrattive il sistema di eduzione fu fermato in regime controllato, riducendo progressivamente le portate sino alla sospensione del pompaggio nel luglio del 1997. Fu progettato un sistema di monitoraggio della risalita della falda (con pozzi minerari o piezometri), con postazioni di controllo distribuite in tutto l’anello metallifero.


Ora la quota si attesta a circa 55 metri sul livello del mare. Il monitoraggio avviene con sonde ambientali multiparametriche che misurano: pH, temperatura, pressione, conducibilità, torbidità, ossigeno disciolto. Il controllo mensile viene fatto nei cantieri di: Monteponi, Campo Pisano, Monte Agruxau, Monte Onixeddu, Monte Scorra, Nebida, Masua, Pira Roma, Acquaresi e San Giovanni,.


Benefici attesi:
Il monitoraggio permette di valutare le caratteristiche chimico fisiche delle acque nel contesto del bacino idrogeologico dell’iglesiente e l’eventuale influenza della falda sulla stabilità delle strutture minerarie sotterranee.

 

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